domenica, 25 giugno 2006

l'ex ospedale psichiatrico

paolo pini di milano, ad andarci solo di sera per gli spettacoli (come la lettura da elsa morante del teatro delle albe la settimana scorsa), resta un luogo misterioso, accogliente come un parco e inquietante come una struttura dismessa. questa volta si entrava nella ex mensa, un padiglione piastrellato che sa di muffa.
letto negli stessi giorni il racconto che dà il titolo a mandami a dire di pino roveredo.

poi ho anche visto constantine, che un po' c'entra e un po' no - se lo vedi fino alla fine aspettando le apparizioni di tilda swinton, vieni ricompensato dal lucifero («lou») dai piedi neri interpretato da peter stormare.

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lunedì, 13 febbraio 2006

forse

«forse, come si dice, le anime di coloro che abbiamo perduto vanno davvero a rinchiudersi nelle cose inanimate.  assenti, finché non avvertono la nostra vicinanza e ci chiamano per farsi riconoscere, per farsi liberare dalla morte.  forse, davvero, il tempo non può essere ritrovato con un ordine dato dalla memoria, ma rivive solo attraverso la sensazione strana, spontanea, che proviamo ritrovando l'odore, il gusto, il sapore di un qualsiasi accessorio inerte del passato.»

(norman manea, «il tè di proust» in ottobre, ore otto, il saggiatore 2005)

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sabato, 28 gennaio 2006

vedendo la neve

mi ricordo il giorno dopo, quando i. mi ha accompagnato in montagna per vedere se fosse andata lì. c’era la neve e il posto dell’estate era diverso, mai visto prima. per non rischiare  di slittare con la macchina abbiamo fatto a piedi l’ultimo pezzo, dalla scorciatoia, con scarpe non adatte, l’aria che pungeva. la casa era sola, ad arrivare così sembrava di disturbare. non mi aspettavo di trovarla. non aveva le chiavi. (tracce non ce n’erano. ho pensato alla lepre morta che una volta mio papà ha trovato sotto il terrazzo, d’inverno.)

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sabato, 07 gennaio 2006

viggo e i suoi fratelli (+ more 80s music)

(att., spoiler)
a history of violence
: una storia (clinica, si potrebbe dire), un passato di violenza, ma anche «una storia della violenza», quasi una teoria della violenza: un film stilizzato – già il piano sequenza iniziale sembra fatto per intrecciare inestricabilmente la violenza alla quotidianità –  con una sceneggiatura che sembra una dimostrazione geometrica, perché la violenza le è necessaria. se tom non fosse stato joey, non potrebbe compiere il suo atto di eroismo. se tom non tornasse a essere joey, ancora e ancora, i suoi figli rimarrebbero orfani. la violenza esiste, non può non esistere, può essere accettata, può essere addirittura perdonata, ma non c'è mai un pareggio, la violenza crea un continuo squilibrio tra ragione e torto, tra moralità e immoralità, e il residuo c'è sempre, la colpa.
penso che il film di cronenberg mi abbia fatto particolarmente impressione perché solo domenica scorsa avevamo visto il primo di una montagna di dvd in prestito, lupo solitario (the indian runner, 1991) di sean penn, ispirato a highway patrolman di springsteen, film nel quale il personaggio di viggo mortensen, sempre lui, torna dal vietnam – come già in riflessi sulla pelle? o era la seconda guerra mondiale, o la corea... – e dice al fratello poliziotto: non capirò mai perché se lo fai tu sei un eroe, se lo faccio io mi sbattono in galera. (quella di frankie non è la violenza eletta a sistema dalla malavita, ma la reazione di chi non si adatta, di chi non può davvero mandar giù che il mondo sia com'è.) nothing feels better than blood on blood – ma le occasioni di smentire il ritornello proprio non mancano, nella stessa canzone, figuriamoci nella vita (r.: è grave che mi sia immedesimata in tutt'e due i fratelli? p.: è strano che tu ti sia immedesimata nei fratelli...).
volendo, confrontare il finale dolente ma caldo del film di sean penn con quello devastante di cronenberg. siamo sempre dalla parte del fratello «buono» – solo che qui il fratello buono ha appena fatto saltare le cervella a quello cattivo.


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martedì, 25 ottobre 2005

a found scrapbook

Exercisebook1 Exercisebook2Exercisebook3Exercisebook4








(ci sono le figure di tutti i segni zodiacali, ma solo questo commento, sull’ariete.)

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domenica, 20 febbraio 2005

dai dischi di c.

Rosebeyondthewall

Emerso da rose verso le 23:59 | cosewhy this weblog is afraid of water | Comments (3) | TrackBack

dai libri di c.

Kerouacsubterraneanscopertina di silvio coppola, quarta edizione nell’universale economica feltrinelli, 1973.

io non sono certo una kerouachiana di ferro: qualcuno mi spiega perché la traduzione è attribuita a un anonimo? era la pivano sotto mentite spoglie?

ps mi è capitato oggi, lunedì, questo link.

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giovedì, 07 ottobre 2004

ofelia o non ofelia?

Ofeliauhm, si è riparlato di morte per acqua nei commenti, dopo che da settimane il Giardiniere sollecitava un post sull'argomento: scopo, ulteriore scandaglio del titolo del weblog (a definizione di un ecosistema del sito?); spunto, la famosa ofelia di millais.

dunque, che cosa penso quando vedo ofelia? penso che è un quadro che non mi piace particolarmente - certo meno di altri preraffaelliti; mi fa impressione - e che non mi ricordo chiaramente di averlo visto anche se un paio di volte in quel museo ci sono stata. penso al freddo. penso allo stigma di certi destini, oh, così «femminili». penso a virginia woolf. penso alla paura di andare sotto con la testa (e alla malattia mentale, sì).
un pensierino anche al contrasto fra gli esiti rarefatti di questa pittura e il suo primo intento (affrontare soggetti a sfondo morale attraverso un realismo sedicente primitivo, pittura en plein-air ecc. - all'esperto il compito di identificare i fiori del dipinto).
ma qui ofelia è ancora viva o è già morta? io propendo per la seconda ipotesi, però forse non è così scontato.

quanto ai riferimenti letterari cari agli anglisti di passaggio: o anglisti, non vi citerò né amletola tempesta, né eliot, e non citerei neppure moby dick, per quanto io sia devota a questo libro, se non vi avessi rintracciato una nota su narciso che si inserisce di diritto negli inventari riguardanti fiori e morte per acqua: «why did the old persians hold the sea holy? why did the greeks give it a separate deity, and own brother of jove? surely all this is not without meaning. and still deeper the meaning of that story of narcissus, who because he could not grasp the tormenting, mild image he saw in the fountain, plunged into it and was drowned. but that same image, we ourselves see in all rivers and oceans. it is the image of the ungraspable phantom of life; and this is the key to it all.» ed essere sopraffatti dalla vita è rischio quotidiano, perché «the sun hides not the ocean, which is the dark side of this earth, and which is two thirds of this earth. so, therefore, that mortal man who hath more of joy than sorrow in him, that mortal man cannot be true-- not true, or undeveloped».

tuttavia non citerò neanche i classici. ecco invece due poesie trovate, orrore, via google, totalmente prive di pedigree canonico.

morte per acqua di patti smith

quanto tempo fa fu promesso all'uomo?
mai più. no non più.
niente morte per acqua.

eppure quante domande sorgono come lievito.
come il morto perfetto;

ci fu veramente il mar rosso?
governa l'uomo il fiume?
lei/lui affogò?
fu per cause naturali?
ci fu dolore?

Quante lacrime sul tuo cuscino.
di coccodrillo o sincere. punto cruciale.
brian jones affogato. con la faccia in giù.
In una vasca da bagno per bambini. fonte di gioventù

jim morrison, il nostro agnello vestito di pelle.
aveva paura del bagno. ci avvisò. casa dei giacinti.
come lo sapeva. come cristo lo sapeva.
nessun dubbio su questo. un uomo segnato è sempre
il primo a sapere. morì in una vasca da bagno.
piegato in avanti come marat. unico indizio un segno rosso
sul suo cuore.

qualcuno disse che c'erano le ultime parole. acqua
versata dai suoi occhi. egli era veramente immacolato
eppure sorpreso. fuori pioveva. nuvole da temporale.
acque pericolose. l'acqua traboccava dalla vasca.
egli guardò. poi gridò:
«ma tu avevi promesso».

[fonte? a naso, potrebbe venire da un vecchio libro newton compton.]
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morte pe' acqua di antonio carlo ponti

pe' 'l troppo abbajà
li cani cíono la rincalatía;
'n se sintía andro romore
che l'acqua jaccia de 'l Miànnoro
sotto a la luna che parìa d'argendo
fuso co' lo scuro de li ripali
e de l'ellera avvorda a li tronchi
de l'alberi tamanti.

fu quilla la notte che Arcibiade
'l lupo mannaro morette
fogato jù la chiusa de l'Accorda.

Chi dicette disgrazzia.
Chi dicette suciddio.

Cìa l'ócchi operti e la trippa gonfia.

[per il troppo abbaiare / i cani avevano la raucedine; / non si udiva altro rumore / che l'acqua fredda del Meandro / sotto la luna che sembrava d'argento / fuso con il buio degli argini / e dell'edera avvinghiata ai tronchi / degli alberi giganteschi. // fu quella la notte che Alcibiade / il licantropo morì / annegato giù alla chiusa dell'Accolta. // chi disse disgrazia. / chi disse suicidio. // aveva gli occhi spalancati e il ventre gonfio. (dal sito sulla poesia dialettale italiana del brooklyn college; trad. dal dialetto umbro dell'autore)]

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lunedì, 20 settembre 2004

a come acqua

un dotto contributo del giardiniere a questi «lunedì vegetali» (io più tardi magari ne inserirò uno, letteralmente, terra terra. intanto anche untitled io mi ha aggiornato privatamente sul contenuto del suo balcone - a lei decidere se metterne a parte l'universo mondo; chiunque abbia un weblog ovviamente può aderire al mbb).
questa settimana le lussuose immagini proposte da s. galleggiano a pelo d'acqua e, per chi vuole, dall'acqua fanno emergere figure simbolo - rispettivamente - della vita, del sesso, della morte.

Lavita  Ilsesso  Lamorte

(del quadro di waterhouse - acqua anche nel nome dell'autore! - ho tenuto questa bella immagine anche se è un po' tagliata. chi condivida la mia fissa sul confronto delle riproduzioni artistiche in rete può vedere, per esempio:
manchester art gallery
jwwaterhouse.com
un sito sui preraffaelliti
riproduzione di una stampa)

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mercoledì, 02 giugno 2004

a found sketchbook

found among the things of someone who can’t tell me about it.
i guess she must have found it in turn; i don’t know when – no later than 2001, not sooner than 1997, i think – and i don’t know where: in england or wales, probably in london, but... forgotten on a bus? thrown away? among books in a charity shop?
i'm so curious because, in fact, i know whose this is. it’s a book of sketches and notes for the stage design of a theatre production, and inside the cover the designer wrote her address and the theatre’s.
maybe the luzern stadttheater production of the elixir of love is long gone – I couldn’t find it listed on the internet – maybe ms jacqueline gunn (hers are the lovely pictures below) doesn’t care anymore about having her sketchbook back.
but, i wonder: should the finder have sent it to the cover address? should i do so now? do i have the right to be here posting this?
(oh, if the author could read this and tell me! or maybe she could tell me: take it off your site, immediately, and burn it...)

JG1JG2  JG3

Emerso da rose verso le 10:47 | annegareunarosacosememory lanewhy this weblog is afraid of water | Comments (4) | TrackBack