martedì, 24 giugno 2008

come ho iniziato l’estate

domenica 22 mi sono aggirata per firenze, con estrema precauzione dovuta al caldo feroce (io e m., difficile immaginare due persone più vessate dal caldo – p. non c'era avendo preso come scusa alquanto originale il fatto di doversi recare nel nord del congo, dove fa meno caldo), tra vaghe memorie scolastiche (gita scolastica e nozioni scolastiche) non confermate dalla realtà, un certo senso di oltraggio davanti a un culto della moda griffata che neanche a milano (sottolineo), orde di americani che io, non essendo stata in america, non avevo mai visto tanti tutti assieme.  ora, questo ci stava anche bene visti i motivi dell'escursione (di cui poi), ma non ho potuto non pensare alla fallaci, al suo ormai proverbiale sdegno contro gli immigrati accanto al duomo.  a parte che di immigrati l'altro giorno ne ho visti pochini (spero stessero facendo la siesta, sarebbe stata l'unica cosa furba), a sfigurare la città storica, anche per chi non voglia museificarla, direi che sono le insegne della boutique monomarca chanel in piazza della signoria e le orde di turisti.  tutte cose forse in linea, a distanza di secoli, con la ricchezza di firenze, il commercio di tessuti ecc., si potrebbe anche dire.  eppure il lusso nuovo (l'alta moda, i viaggi «culturali» di massa) ha una connotazione per me così disagevole, dal punto di vista costume/morale, che non riesco a dare una valutazione positiva di tutto ciò.

forse per questo non ho fatto neanche un po' di shopping, né ho avuto voglia di farne, ottimo.*

tra gli americani riparati al giardino di boboli, tuttavia (in centro a firenze bisogna pagare 10 euro anche per trovare uno straccio d'ombra, questo la dice lunga), c'era un anziano signore che ha suonato soavemente la chitarra per tutta l'oretta in cui ci siamo schiantati sul praticello, e ha pure canticchiato un blues.  com'è come non è, era il roadie che accorda la chitarra a neil young, riconoscimento effettuato da m. ché io non sono fisionomista.  ny era l'americano (ok, canadese) per cui ci siamo recati a firenze in the first place, pieni di speranza in un concerto il più elettrico possibile, cosa che si è verificata al di là delle più rosee aspettative.

setlist (i titoli del bis sono invertiti)

sono una signora con un certo contegno e per farmi venire i brividi ai concerti ci vuole minimo roba così:  la versione cattiva di hey hey my my 

foto del concerto su flickr: qui e qui. il totem dell'indiano non l'avevo visto, ero un po' lontana, ma il palco così ingombro, con gli enormi riflettori da cinema su stativo, la batteria al centro e il grande ventilatore, mi è piaciuto.

il pittore sul palco è eric johnson  (quanto costerà comprare il quadro out of the blue?)

chi è in grado di scrivere un paragrafo ispirato sull'incandescente chitarra younghiana per favore si palesi.  io anche oggi ho bevuto troppo caffè shakerato, la droga dell'estate per chi ha la pressione bassa.

sempre per la serie senonsonsessantenninonlivogliamo, ammetto inoltre di aver ceduto al richiamo degli esosi biglietti per tom waits a milano. speriamo bene.

___________

* però porterei volentieri questa.

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venerdì, 25 aprile 2008

il giro mattutino con l'anpi

per il quartiere isola, benché frettoloso (c'erano da posare ben 19 corone, non un discorso né la possibilità di fare la tessera dell'anpi, solo una formalità per gli habitué, mi è parso), si è rivelato illuminante per «collegare i punti» delle lapidi viste tante volte per strada, e passando dall'una all'altra si visitavano tutti i siti dei cantieri nuovi – l'abisso tra la città del '44 e la città di oggi manifestava le sue ombre pur sotto il sole piatto di questa mattina di bel tempo, veniva voglia di fare ricerche, di entrare nel dettaglio. il 25 aprile mi sembra sempre una delle cose migliori dello stare a milano.

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mercoledì, 02 aprile 2008

collaborative mapping

ourbania

the hand drawn map association

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martedì, 18 marzo 2008

il futuro non è scritto

vedendo il film su joe strummer (in una delle salette del centrale, per una volta fitta fitta, in un clima da carboneria – ma a milano non poteva uscire in una sala normale? no?), tutto fitto di cose e immagini com'è, si imparano un sacco di cose.  inoltre alcuni dei miei attori preferiti dicono cose sensate (meno male, anche perché di john cusack ho appena visto in tv il brutto film the contract – ma qual è il problema? non si trovano parti da mezz'età?)

al momento, trattengo in particolare che:
- il murale del video è a nyc, 132 avenue A – non che sia bellissimo, d'accordo, però c'è.
- nel mio viatico per l'andalusia (composto dalle «canzoni spagnole» caleiane,  alcuni episodi di nella terra di don chisciotte di welles e  un file degli alhambra tales, tutto sbattuto sull'ipod) mancava inequivocabilmente spanish bombs e la nozione che strummer fosse arrivato a granada sulle tracce dei luoghi di lorca.  (le riprese delle interviste con l'alhambra sullo sfondo sono fatte dal sacromonte, o forse un po' anche dalla "piazza degli hippies" in cima all'albaycin.)

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lunedì, 31 dicembre 2007

le arance di siviglia

Sevilla_orangesin questa stagione, la cosa più abbagliante delle città andaluse sono gli alberi stracarichi di arance mature.
una breve ricerca rivela che quelle di siviglia sono le arance amare espressamente richieste dalla marmalade britannica e che la raccolta avviene a cura dell'amministrazione cittadina, ma che attualmente quasi tutta la produzione va al macero, anche perché sempre più sospetta a causa del traffico cittadino. sigh.

(però restano bellissime, e non parliamo dei rosmarini fioriti e della menta fiorita visti sul sacromonte di granada la vigilia di natale.)

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mercoledì, 22 agosto 2007

non volendo permettere alla natura di prendere il sopravvento

Broderscorsequando si sbuca dalla strada sepolta negli assurdi calanchi rossi di piana, corsica – peraltro cari a dalì – si può passare in cerca di tracce del turismo d'inizio 900 all'hotel les roches rouges, che fra l'altro tiene le cartoline clouet di numerosi manifesti d'epoca dedicati alla corsica, allora meta esotica e debitamente colonizzata dai francesi metropolitani. (ora colonizzata da tutti, eppure resiste, resiste piuttosto selvatica anche alle orde estive, a parte le spiagge più grandi cui tocca inevitabilmente soccombere.)
in rete se uno cerca roger broders, per esempio, non salta fuori granché; però ecco una mostra virtuale sull'età dell'oro dei poster di viaggio.


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giovedì, 28 giugno 2007

lucien hervé

è morto ieri a 97 anni.

profilo in italiano
foto:
torre eiffel
ray hugues gallery
keitelman gallery
cook fine art


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martedì, 26 giugno 2007

oggi a segrate

57 (niemeyer), mondadori (c)
57 (niemeyer), mondadori (c),
originally uploaded by Rlxxi.

si festeggiano cento anni della mondadori e cento anni di niemeyer che ha progettato la sede della casa editrice (1975). tanto di cappello all'architetto, alle sue opere e alla sua longevità, naturalmente, ma mentre il sole 24 ore ieri parlava di «un gesto semplice ma imperioso, forte di una connotazione manierista nel ritmo asimmetrico e obliquo dei grandi archi che rilanciano l'utopia di un ambiente di lavoro riportato a contatto con la natura» a me vengono in mente, di una breve deportazione mondadoriana, solo certe pause pranzo mestamente concluse da un giro attorno ai parcheggi, e il senso di salvezza nel mettere piede sulla navetta che mi riportava, finalmente, in mezzo al cemento del centro.

altre belle immagini su flickr grazie a benjamino.

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lunedì, 04 giugno 2007

verde garibaldi?

carino, il plastico che illustra l'«idea» (molto meno di un progetto, quindi) di un giardino pensile alla stazione garibaldi. l'ho fotografato, come sussidio all'immaginazione.


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domenica, 27 maggio 2007

finora inesplorati

DSCN6388.JPGdue posti di milano, uno antico a sud, uno nuovo a nord (ovviamente, uscendo dai soliti percorsi, la città sembra più grande - anche più interessante).
venerdì, la cascina più inurbata, ovvero la cascina cuccagna e il suo progetto di ristrutturazione.
stamattina alla bicocca in tram, per vedere la mostra all'hangar bicocca.

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martedì, 01 maggio 2007

berlino: est

un paio di escursioni indette da p. verso est si sono risolte più che altro in una fitta esplorazione delle possibilità di coincidenza sui mezzi pubblici berlinesi, le cui traiettorie normalmente lineari erano variate da lavori in corso e interruzioni. così, più della destinazione abbiamo visto il tragitto, cosa che io a volte preferisco.

(appunto per la guida della clup: il gründerzeit museum di charlotte von mahlsdorf non è aperto da mercoledì a domenica, ma il mercoledì e la domenica. infatti sabato era chiuso.)

Berlinoest

questa illustrazione invece viene dalla splendida guida di berlino del 1987 trovata all'humana di frankfurter tor (no, non m'interessa se non leggo il tedesco, non ve la do).

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berlino: musica

Berlinflyerscome io abbia potuto non accorgermi che il 25 aprile mick harvey era in città, dopo tanta assidua consultazione dei siti appositi, resta un mistero (e non sarebbe stato forse meglio vederlo con lisa germano al babylon, invece che evenualmente il 18 a legnano, senza lisa germano? ohibò).
noi invece, com'è come non è, ci siamo trovati davanti a quei talentuosi minorenni dei blondelle (non ci credo assolutamente che hanno diciannove anni, è impossibile), e l'ambiente del magnet dava la piacevole illusione di scoprire qualcosa, un po' come chi avesse conosciuto mick jagger alle medie, magari. e invece il chitarrista è il figlio di dave stewart! comunque sono molto più esagitati e spettinati che sul sito, meritano una qualche fiducia. (indagini successive hanno rivelato che il disco è bello e che suonano al plastic l'11 maggio.)

un altro mistero tipicamente berlinese è come possa kaminer continuare da anni a fare russendisko nell'inesausto divertimento generale, e prima di tutto suo.  io non ci credevo tanto, prima di vedere (e di zomparci sopra anch'io) la micropista del kaffee burger stipata all'inverosimile di ragazzone giovanissime e bionde e ragazzi gradevolmente imbranati, tutti impegnati a ballare ska russo come se fosse l'ultima occasione al mondo. 

terzo mistero: chi è pedro? com'è fatto?  perché abbandona il suo negozio aperto nel bel mezzo di un sabato pomeriggio? perché i vicini si mobilitano a cercarlo come se questi tre italiani fossero i primi aspiranti clienti da mesi? mah.
(a proposito di negozi di dischi, una segnalazione per la guida della clup: il palazzo della bergmannstrasse in cui suppongo si trovasse l'independent recordstore, segnalato a p. 348, è stato demolito.)

Emerso da rose verso le 22:34 | ascolticittà e altri luoghi | Comments (0) | TrackBack

mercoledì, 28 marzo 2007

immagini del beat hotel

le foto di harold chapman
la copertina del libro di barry miles
blurred burroughs
burroughs and brion gysin
corso and the angel

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oggi sono stata alla fabbrica di cioccolato

Chocolatefactory fatti come:
dover prendere un pomeriggio di permesso per motivi familiar-burocratici
aver appena letto che le tavolette biologiche di green and blacks sono fatte dalla icam
hanno congiurato a evocare una falla spaziotemporale in cui, con le vesciche ai piedi causa scarpe quasi nuove, leggevo una notifica del tribunale in un luogo manzoniano mangiando del cioccolato con pezzetti di ginger. (il cioccolato fatto per gli inglesi è molto strano: l'assortimento nella busta dello spaccio prevede ingredienti come menta, butterscotch e mandorle caramellate, tutti da assaggiare per interesse scientifico.)

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giovedì, 15 febbraio 2007

mentre langue

il progetto, emerso da un post di spider il cui link ho dovuto ricercare nella notte dei tempi, di visualizzare i miei percorsi di quindici anni passati (trascorsi, trapassati, morti, defunti) in questa città – come «livello» di una cartina oppure come diagramma astratto; vedo un po' i percorsi come sentieri scavati, quale più quale meno profondo; ci sono problemi di rappresentazione e di tecnica - nel mentre, dicevo, raccolgo un po' di materiali a tema.

blogging about maps: moon river

abstract di un seminario in programma in questi giorni presso il dipartimento di geografia dell'università di cambridge psychogeography in theory and practice (dr drew mulholland, glasgow caledonian university):

memory sleeps in the blood. Simply by wandering the streets a range of emotional responses to the landscape can be triggered with the sedimentary nature of our towns and cities permitting us on occasion to glimpse the past through a series of clues. These can include old shopfronts, street signs, anthropomorphic statues in fact anything that can act as a conduit to the past. They are the signs and signifiers of a historical continuum. Wandering gives you a very real sense of separation, otherness even and with that you become invisible, observing rather than participating. Could the mapping of memory be in part facilitated by the personal mapping. Of the external? Based as it would be on experience. Personal cartography connecting the interior and exterior worlds. The past is another country?.....Here's the map.

progetto di una london pedestrial routemap.

la cartografia come tema di un numero della rivista di poesia switched-on gutenberg

artisti che si occupano di mappe:
maggie mccormick
jeremy wood

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venerdì, 24 novembre 2006

città (di vetro)

mappe e labirinti anche in mazzucchelli per paul auster.

Cityofglass

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domenica, 12 novembre 2006

milanesità deprimente

oltre ad aver visto a casa nostra di francesca comencini sto cercando di leggere il crollo delle aspettative di doninelli, ma è durissima.

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giovedì, 31 agosto 2006

berlino: storia

Berlin1«mangiare» berlino non è stato facile, per me atavicamente ignara di lingua civiltà e cultura tedesca. non che abbia viaggiato molto, ma la mia passione per le metropoli si è costruita in anni di approcci a parigi e a londra, da lontano e da vicino, e in fondo se mi ritrovassi per la prima volta a manhattan un po' mi orienterei, dopo averla assorbita per dosi omeopatiche a distanza da tanti anni.
berlino invece l'ho affrontata in pochi giorni partendo da scarni elementi di storia e storia del cinema,  studiando come una matta le guide, tappando almeno le più orrende falle letterarie, chiedendo pareri a destra e a manca e compulsando la cartina alla ricerca di un orientamento.

Berli2ma che cos'ho trovato, arrivando?

berlino d'inizio 900 e prima: poco, non solo perché c'è rimasto poco, ma perché, semplicemente, non mi è venuto da girare molto a ovest.

berlino dada nella collezione della berlinische galerie, con persino un piccolo video su hannah höch.

berlino di döblin sì, non solo per una casuale ma assidua frequentazione delle orme di franz biberkopf, ma perché una metropoli sarà sempre quel collage di testi e messaggi, e la si percorrerà a piedi per paura di perderne qualcuno, e alexanderplatz non è forse sconvolta dai lavori in corso oggi come nel 1928? (io spacco tutto, tu spacchi tutto, egli spacca tutto).

Berlin3la moderna magia della sopraelevata funziona ancora e consente di collegare visivamente i pezzi della città, di scavalcarne le lacune, di scoprirne il retro; i grandi archi di ferro ospitano caffè e meravigliose librerie.

e metropolis ormai è a potsdamer platz.


Berlin4berlino del muro: continuamente, perché abitavamo a due passi dal mauerpark e dunque è stato il primo e l'ultimo posto dove siamo andati e il tram passava sempre dalla bernauerstrasse; perché abbiamo mangiato il pollo in leuschnerdamm; perché abbiamo letto tutti i cartelli commemorativi e cercato la torre di guardia di treptow, e notato tutte quelle cose che non si possono spiegare altrimenti se non riconoscendo che il tal posto era «di qua», «di là» o tragicamente in mezzo (ché al di là del centro stretto, le terre di nessuno tendono evidentemente a restare tali).

e alla berlinische galerie, l'«assurdo diario berlinese» di vedova, 1964: le enormi tavole incernierate, barriere mobili, quinte di un dramma espressionista, ostacoli incombenti, anche se per sua dichiarazione l'inquietudine dell'artista era rivolta alla guerra (a quel punto storicizzabile), sembrano dire qualcosa di più contemporaneo.

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martedì, 29 agosto 2006

berlino: aria

oggi mi hanno parlato delle nuove barriere alla stazione di cadorna, non ancora attive, ma pronte a far perdere i treni ai pendolari quando entreranno in vigore i biglietti elettronici, a quanto ho capito (non le ho ancora viste). e pertanto ho ripensato a berlino, dopo una faticosa settimana di ritorno al lavoro con concomitante inizio dell'allergia all'ambrosia e alcuni giorni di mal di testa fisso e pulsante nel collo o intorno all'occhio (ritorno del caldo? spm? disgusto per la scrivania? chissà). molto faticoso anche prendere la metropolitana a milano, specie la linea tre che è così profonda – tutto sempre in paragone a berlino, naturalmente.

ben magra consolazione essere, in un certo senso, in una piccola prenzlauerberg milanese: ora ho intuito da dove importiamo le mode: cose che qui albeggiano, per esempio certi curiosi negozi per dj che vendono sia dischi che magliette, o negozi di vestiti ma con oggetti bizzarri e bijoux in conto vendita, o la voga gothic-cute tra emily strange e il giappone, altrove sono voga conclamata, per tutti, in qualche modo non snob (anche se sull'opportunità di girare in folla vestite di rosso e nero, con parigine intonate, conservo le mie perplessità).

ma soprattutto mi pare forse d'aver capito la folgorazione berlinese di chi ci è stato da giovane, magari nei primissimi anni 90: ancora adesso tira aria di fermento e laboratorio sociale e culturale, e a tratti il contrasto tra il nero della storia e i colori di un'utopia quasi realizzata - di convivenza, di pragmatismo, di non rinuncia alla fantasia, di accesso a una vita urbana civile - è così pronunciato da essere commovente (o forse ero particolarmente stanca nel momento in cui, dopo essere stata delusa dall'east side gallery e aver fatto a piedi l'oberbaumbrücke, mi sono ritrovata per la prima volta a kreuzberg e mi hanno dato un tè biologico, e sono stata lì a osservare l'idillico via vai di bici, cani e gente che mangia per strada anche se piove un po').

(continua)

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martedì, 22 agosto 2006

swoon

Swoon_by_youcansleepwhenyourdeadleggendo un vecchio numero di swindle mi sono appassionata alle xilografie e cutout a destinazione stradale di swoon.
altre immagini su flickr, obvious diversion, lex's folly, visualresistance.org. eccetera.
street art blog del wooster collective.

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venerdì, 11 agosto 2006

fatti su berlino

- la cosa più sorprendente di berlino è la mancanza di barriere all'ingresso nella metropolitana.
- nonostante ormai ci vendano le magliette di russendisko, il kaffee burger è un locale meraviglioso.
- è impossibile avere una guida aggiornata su berlino.
- al momento pare impossibile pure vedere gli espressionisti a berlino: contrariamente a quanto dicono le guide (v. sopra), né la neue nationalgalerie né la berlinische galerie espongono una collezione stabile.
– a berlino c’è un numero imprevedibile di negozi di dischi (e quando dico dischi, intendo di vinile). tanto che mi sono intimorita e non sono entrata in nessuno.
- per colpa dei mondiali, nelle mie foto la fernsehturm è coperta di frivole sagome rosa che la trasformano in un pallone. mi trovo dunque costretta a idolatrare l'immagine di ryuji miyamoto scattata dall'interno del palast der republik e attualmente esposta alla mostra berlin-tokyo / tokyo-berlin.

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sabato, 22 luglio 2006

walkscapes, camminare come pratica estetica

adesso ho questi tonti gadget che rendono vagamente meno spiacevole stare al computer in una sera torrida (ventilatorino usb e faretto usb), nonché bicchiere d'acqua con ghiaccio, menta e limone, ma sarà ugualmente un post cortissimo. non posso continuare anch'io a scaldare la città.
appena ho visto questo librino che parlava di camminare, di menhir, di dada, deriva situazionista e land art ho dovuto subito leggerlo - uno spera sempre di capire qualcosa di più delle proprie passioni, e decisamente, per chi ama perdersi via camminando, francesco careri evoca risvolti interessantissimi della cosa. iain sinclair non c'è manco in bibliografia, mi chiedo perché; per la verità forse l'approccio sinclairiano alla psicogeografia ha quel qualcosa di letterario che a un architetto può non piacere (così, è un'ipotesi; mi pare che l'attività dei londinesi e quella di stalker si svolgano in ambiti paralleli).
poi ho rivisto il cielo sopra berlino di wenders, tutto sulle terre di nessuno al confine del muro, quali vere quali ricostruite, cosa che mi è ripiaciuta molto più dei tediosi dialoghi di handke (mi scuso con gli estimatori).

technorati tags: ,

«Non sapersi orientare in una città non significa molto. Ci vuole invece una certa pratica per smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta. I nomi delle strade devono parlare all'errabondo come lo scricchiolio dei rami secchi, e le viuzze del centro gli devono scandire senza incertezze, come in montagna un avvallamento, le ore del giorno. Quest'arte l'ho appresa tardi; essa ha esaudito il sogno, le cui prime tracce furono i labirinti sulle carte assorbenti dei miei quaderni.»
(sempre benjamin, infanzia berlinese)

Emerso da rose verso le 21:32 | città e altri luoghilibri e letture | Comments (15) | TrackBack

sabato, 15 luglio 2006

libri per ragazzi

«Come si chiamavano? Sapevo solo che erano proprio questi libri scomparsi ormai da tempo che non ero più riuscito a ritrovare. Adesso però erano in un armadio, che al risveglio mi resi conto di non aver mai visto prima. Nel sogno mi sembrava vecchio e familiare. I libri non erano disposti in verticale ma in orizzontale;e precisamente nell'angolo più minaccioso. In essi c'era aria di tempesta. Aprirne uno, mi avrebbe condotto nel bel mezzo del grembo in cui, cangiante e fosco, si rannuvolava un testo gravido di colori. Erano gorgoglianti e sfuggenti, sempre trapassavano in un violetto che sembrava provenire dalle viscere di un animale macellato. Innominabili e carichi di significato come quell'esecrabile violetto erano i titoli, ciascuno dei quali mi sembrava più bizzarro e familiare del precedente. Ma prima ancora di potermi impadronire anche di uno soltanto di essi, mi ridestavo senza aver sfiorato, neppure in sogno, i vecchi libri per ragazzi.»

walter benjamin, infanzia berlinese intorno al millenovecento, trad. it. di e. gianni, einaudi 2001

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domenica, 25 giugno 2006

l'ex ospedale psichiatrico

paolo pini di milano, ad andarci solo di sera per gli spettacoli (come la lettura da elsa morante del teatro delle albe la settimana scorsa), resta un luogo misterioso, accogliente come un parco e inquietante come una struttura dismessa. questa volta si entrava nella ex mensa, un padiglione piastrellato che sa di muffa.
letto negli stessi giorni il racconto che dà il titolo a mandami a dire di pino roveredo.

poi ho anche visto constantine, che un po' c'entra e un po' no - se lo vedi fino alla fine aspettando le apparizioni di tilda swinton, vieni ricompensato dal lucifero («lou») dai piedi neri interpretato da peter stormare.

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lunedì, 19 giugno 2006

nel meccanismo

170695087_719feceff9_t stereotipato di strappare una settimana di ferie a un ufficio, precipitarsi in un'agenzia viaggi perché non si ha tempo di organizzare niente, procurarsi in cambio di mezza quattordicesima una settimana salubre in un posto dove il bel tempo sia sicuro e il viaggio breve (leggi isola greca con areoporto), resta tuttavia un margine di esotismo, almeno per chi non va mai da nessuna parte. non tanto o non solo per gli elementi tipici del luogo, apprezzabilissimi se riesci a schivare l'ardore con cui si cerca di attirarti nei ristoranti, ma per il curioso mondo chiamato «meta del turismo internazionale»: sulla più meridionale delle cicladi si trovano comunemente al supermarket i baked beans, e tipi di shortbread mai visti prima, mentre si incontrano serie difficoltà a farsi fare un caffè greco (fatto confermato dall'unico libro greco che ho trovato in casa e dunque ho portato in spiaggia: l'apprezzabile giallo difesa a zona di petros markaris).  ti capita una sera di parlare di kaurismäki con una finlandese ubriaca – conversazione limitata purtroppo dal fatto che nessuna delle due sapeva i titoli dei film in inglese – in un posto dove ti regalano un irish coffee all'ora dell'aperitivo (questo spero non mi capiti più), e il giorno dopo di discorrere con una coppia tedesca dei tipi di origano spontaneo in grecia e in italia. la massaggiatrice cinese cui affidi il collo per mezz'ora si rivela abitante a milano in zona maciachini, e ti dà il numero di un cellulare italiano a cui sarà reperibile da ottobre, finita la stagione in spiaggia. l'adorabile e peraltro tranquilla spiaggia di neri ciottoli vulcanici è sorvolata da una ventina di charter al giorno, tra andate e ritorni, ma il grazioso nuovo museo archeologico non vende neanche una cartolina. bizzarro. sono anche stata due volte a creta, si può dire (breve scalo in ambedue le tratte): la seconda volta per fortuna c'è stato il tempo di mangiare una spinakopita.

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domenica, 18 giugno 2006

torno

Greece ed eccoci in quella stagione in cui il click pad ustiona il pollice, e il desiderio di un felino di spalmartisi addosso viene accolto con entusiasmo decisamente minore di prima.
mentre la lavatrice va, volevo avvisare chi stesse partendo per santorini sprovvedutamente, come me, che gli scavi di akrotiri sono chiusi al pubblico da un anno e fino a nuovo ordine, uffa. (là nessuno ti avvisa, forse perché la chiusura è dovuta a crollo di una tettoia con morte di visitatore.)

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mercoledì, 07 giugno 2006

aerial photos + maps

(non solo google maps):
paris
london

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sabato, 27 maggio 2006

se mi chiedono consigli su cosa fare a milano...

al momento sono troppo sconnessa dall'attualità per dare informazioni sensate (so solo che mi sto perdendo dei rock movies al cinema gnomo), e mi viene di limitarmi a possibili escursioni librarie (con eventuale rinfresco, solo per immediata associazione di idee).

libreria calusca c/o cox 18 (via conchetta 18; ivi anche mercatino biologico l'ultima domenica del mese, cioè domani; gelateria rinomata in via torricelli)
libreria utopia e la vicina fumetteria in via volta 20; libreria del cinema anteo (con libri di cinema fuori catalogo scontati)
in centro, evitando i megastore: milano libri e hoepli. unico cibo possibile da luini o nella zona bar del cantinone.
in zona cadorna, sempre notevole il triangolo libreria dello spettacolobuscemi dischibar magenta.
adelphi scontati in corso XX marzo 23 e in via paolo sarpi, non trovo il numero sulle pagine gialle (se si è in gita lì al quartiere cinese, si può mangiare da jubin, via sarpi incrocio via bramante, o in un posticino in via giordano bruno, nome non pervenuto)
i più bei libri fuori catalogo all'atalante, e non lontano il bizzarro antro di manifesti cinematografici all'inizio di via tadino, accanto allo spazio oberdan (in zona c'è anche la famosa borsa del fumetto). all'altra estremità di corso buenos aires, non trascuriamo la storica pizza al trancio di spontini e l'ottima gelateria di via pergolesi.

tutto ciò scoprendo l'acqua calda, ma ai non milanesi può servire. (i vicini di casa possono contribuire nei commenti, grazie.)

l'8 luglio mi trovo in vena di integrazione frivola:

oplà, via cagnola 7 (inizio corso sempione), meravigliose borse e altri accessori fatti a mano da michela danesi, li vengono a cercare fin dal giappone.

soul kitchen shop, via ugo bassi 30 (quartiere isola), divertente scelta di vestiti (anche da uomo), scarpe, monili artigianali-buffi-macabri... ci si trovano, ben selezionate, le cose di babashop.

vicino (via borsieri 16), vintage vero da miss ghinting. è stato anche sul los angeles times.

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martedì, 09 maggio 2006

per rinnovare il tesserino rosa

vado all'asl di via livigno, che sta nell'area dell'ex ospedale bassi, stamattina particolarmente propizia all'osservatore decadentista per via del tempo infame con pioggia battente. ne ho trovato traccia in un blog di esplorazione urbana, a sua volta un po' in disuso e in cui ci si aggira a fatica.

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martedì, 18 aprile 2006

hotel neptun

Rdtneptun

oltre un milione e mezzo di lavoratori si riposano anno per anno, nelle moderne colonie feriali gestite dal servizio ferie dei sindacati, sulla costiera baltica.

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foto d'epoca

Stazionecentralee breve storia della costruzione nel libricino skira la stazione centrale di milano, 2005.


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lunedì, 20 febbraio 2006

sul binario

battuto da pioggia e vento, in attesa di un treno che non arriva e non dà segno di sé (niente campanella, passaggio a livello aperto), mi chiedevo dove fosse il ferroviere. a vederlo arrivare dal parcheggio della stazione sotto la pensilina male illuminata, una scatola di cartone sopra la spalla e un ombrello leopardato nell’altra mano, sembra un’entrata in scena da teatro dell'assurdo. la stazione, perso con la chiusura della biglietteria il fascino ordinato dei particolari in legno e ferro primo novecento, è un deserto devastato di macchine che non funzionano, graffiti e arredi sopravvissuti a stento al vandalismo, tocco finale un inutile e orrendo sottopassaggio tra gli unici due binari. lui è rimasto da solo, è rimasto perché abita con la famiglia al piano superiore del fabbricato. deve controllare che il personale addetto ai servizi di manutenzione e pulizia faccia il suo lavoro, e basta. la notte sente i rumori dei teppisti che passano a scassinare il distributore di biglietti, oppure la mattina trova i rifiuti di chi si è fermato a dormire lì. lo si può vedere che dà una passata di candeggina al pavimento, perché gli addetti non puliscono abbastanza e lui ha paura che la bambina si prenda «un virus». quasi tutte le domeniche c’è qualche disservizio che dà adito a infinite lamentele del ferroviere, se gli si dà corda, contro la privatizzazione prodiana che ha moltiplicato la selva degli appalti moltiplicando le occasioni di corruzione e disfunzioni. ora tutti i treni passano sul secondo binario, quello lontano dall’edificio, perché a deviare sul primo perdevano tempo, e trenitalia, che paga alle ferrovie il pedaggio «sul ferro», avrebbe avuto il diritto di chiedere i danni per il ritardo. così almeno dice il ferroviere della stazione abbandonata, col suo accento del centro-sud che suona sempre stranamente caloroso, lì tra la montagna incombente e il lago. (e non ci vuol molto a capire che è un po’ un nostalgico di «quando i treni arrivavano in orario».)

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mercoledì, 25 gennaio 2006

con tutte le cose di cui preoccuparsi al mondo

devo dire che continua a tornarmi in mente la balena che volle andare a morire a battersea. come biasimarla, peraltro.

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sabato, 14 gennaio 2006

la prima manifestazione dell'anno

be', a una pigra come me, lo sdegno civile fa bene: si cammina. e di gente a camminare, oggi a milano in difesa della legge 194, ce n'era TANTISSIMA, con in più il soddisfacente bonus sisters are doin' it for themselves che insomma, non è mica tanto da dare per scontato.
(adesso però mi accingo passare una domenica asociale, come più mi si confà.)

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giovedì, 12 gennaio 2006

il primo live dell'anno

già che si è qui a struggersi lavorando come asinelli nella metropoli lombarda, perché negarsi una serata a prima vista un po' senile ed elettorale, in realtà più che altro gradevolmente milanese – enzo jannacci non l'avevo mai visto dal vivo; martedì sera accompagnava dario fo nella sua tragicomica dichiarazione di amore-odio verso la città di cui vuole diventare sindaco, e mi è sembrato così bravo e commovente - con la sua ottima band – che alla fine ero contenta di aver trovato posto solo seduta per terra sotto il palco.
quanto alla candidatura del giovane ottantenne, che mi ha sempre lasciato assai perplessa, forse l'altra sera ci ho intravisto un senso: una specie di forza della disperazione, la possibilità di «votare un pazzo», come dice lui, in contrasto con le misurate proposte dei concorrenti candidati, che non faticano ad apparire inadeguate se davvero ci si immedesima un po' con gli enormi problemi di questa città. (sì, sto prendendo troppo seriamente le primarie.)

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giovedì, 22 dicembre 2005

sentita in tram

«più che una città europea, la me par una città di pirla.»

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giovedì, 01 settembre 2005

la stazione garibaldi

pare vagamente più vicina a riemergere dall’inferno della ristrutturazione, che tra l’altro aveva tenuto chiuso per mesi il sottopassaggio tra i binari e il metrò. da cunicolo oscuro e angosciante che era, ora sta diventando così: una bella sorpresa.

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domenica, 28 agosto 2005

i giardini di via confalonieri

sono un punto in cui la città perde compattezza, svela le parti di un meccanismo. anche standoci poco a leggere il giornale su una panchina (con gli occhi alquanto annebbiati dall’allergia) si nota che gli edifici intorno sono come delle quinte. a est il vuoto di uno spazio ancora da costruire, vacant lot, terrain vague circondato di plastica arancione, e poi tre livelli di costruzioni di diversa altezza, dalle case più vicine ai palazzi e grattacieli di via m. gioia; a sud via de castillia, una strada che per quasi tutta la sua lunghezza ha case solo un lato, e non fa parte di un rassicurante reticolo viario perché dietro c’è la breve area confusa (vecchi cortili? magazzini? orti?) che dà sulla stazione garibaldi; a ovest quel che resta della fabbrica dalla cui demolizione sono nati i giardini – anche questa, la «stecca», una costruzione filiforme, isolata, che non si appoggia a nient’altro. e intanto il rombo della linea due della metropolitana, questo sì regolare, a rammentare il «sotto».

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sabato, 20 agosto 2005

per una coincidenza

tra gli ultimi dischi comprati prima delle vacanze c’era anche la raccolta doppia del laibach anthems (doveva essere in offerta - erano anni che non pensavo ai laibach). e un paio di settimane dopo, ecco un’imprevista sosta a lubiana. a lubiana questo è l’anno della biennale di grafica organizzata dal mglc, il centro internazionale per le arti grafiche. alla mostra di grafica slovena alternativa degli ultimi 40 anni, al castello di tivoli, c’era un’intera parete di volantini e manifesti del neocollettivismo, dell’nsk (v. anche qui) e dei laibach, che sfortunatamente non ho fotografato. quanto alla biennale vera e propria alla sede della tobačna ljubljana (dove c’è anche un bizzarro museo del tabacco), andrebbe vista anche solo per l’inedita esperienza di visitare una mostra respirando costantemente un leggero, piacevolissimo odore di tabacco (tutto l’ambiente ne è completamente pervaso). la mattina di ferragosto, quando siamo partiti da lubiana, c’erano quindici gradi, pioveva e le foglie degli alberi al castello cadevano ingiallite. e anche stamattina fa un freddino...

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lunedì, 18 luglio 2005

la mappa di londra multietnica

del guardian, bellissima, pubblicata in allegato a internazionale di questa settimana, si può meno comodamente consultare qui.
(ma attenzione, al guardian propongono anche come articolo regalo cartine sotto forma di puzzle.)

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giovedì, 14 luglio 2005

la casa di a.

Francais5

è nel settimo (dalla parte di boulevard saint-germain).  insomma, si arriva lì, e dopo anni di ostelli fuori mano e sordidi alberghi vicino alla gare du nord ci si ritrova con tutto – musei, cinema del quartiere latino – raggiungibile a piedi, sempre.  ha il suo bello: se c’è qualcosa di cui lamentarsi, è l’imbarazzo di essere circondati da tutti quei negozi di design italiano e lussi babilonici, quando ci si sentirebbe più a proprio agio in un mercato del ventesimo.  è la sensazione di essere come una puntina da disegno piantata prevedibilmente sul metrò di rue du bac, tracciate due direttrici che andando, per dire, dalla tour eiffel alla bibliothèque, da montparnasse a montmartre si incontrerebbero proprio lì.

Francais1

si ha un bel volersi sottrarre ai luoghi comuni, ma persino p., alieno da prevedibili sentimentalismi, si lascia scappar detto che «il métro ha odore di parigi» (perdonabile, lui perlomeno in gioventù si è esercitato al salto dei tornelli, mentre più disciplinatamente io al massimo collezionavo i biglietti gialli – ora sono viola).  e non vogliamo forse prenderci qualcosa seduti alla terrasse di un caffè? in quei caffè no, non ce la faccio, pur passandoci davanti più volte al giorno, non so se per giusta repulsione o, in fondo, per negarmi qualcosa – mi merito forse di stare a casa di a.? no – ma del resto basta qualsiasi altro bar a causare il salasso di cifre improponibili per la terribile broda che sono diventati i café-crème montati a cappuccino, e dunque a far rinsavire qualsiasi aspirante parigino.

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eppure si torna ad aspirare a qualcosa, quando dal divano del piccolissimo appartamento si vedono proprio quei tetti a incorniciare un quadrato di perfetto cielo di francia.  quando si impara a tenere il passo sulla strettissima scala a chiocciola del vecchio palazzo, e a far scattare nel modo giusto la serratura del portone. 

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quando si impara quando e dove sono i mercati della zona, anche se ci si va sapendo di non poter comprare troppa frutta, perché in verità, per quanto si aspiri o addirittura si faccia finta, il frigo va tenuto sgombro: dopo qualche giorno si va via.

Francais4

(illustrazioni di autore ignoto da le français langue 2, ghisetti & corvi 1979 – colorate a mano da  una me stessa tredicenne)

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giovedì, 26 maggio 2005

partita per la riunione della rete vendita

con la deprimente idea di limitarmi al tragitto stazione-albergo-stazione, e gravata dell’unica responsabilità di portare un paio di libri voluminosi, avevo tolto dalla borsa la macchina fotografica. così non posso dimostrare l’esistenza delle distese di papaveri sulla linea ferroviaria milano-genova, e neppure che la mattinata si è conclusa a sorpresa sulla terrazza del museo del mare (un’improvvisa esperienza di luce e odore di porto, un caldo già estivo da cui difendersi, in testa l’arrivo di artemisia a genova, 1638, come lo scrive anna banti).

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martedì, 17 maggio 2005

che faccio,

Scotlandyard1lo butto, il gioco da tavolo scotland yard con il suo tabellone illustrato del centro di londra?


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lunedì, 14 marzo 2005

casa milanese (primo novecento?)

Rosesulmuro_1

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venerdì, 25 febbraio 2005

photofriday: ghostly

Ghostlyamsterdam

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giovedì, 10 febbraio 2005

link del giorno:

new york city walk (via babsi jones - se, come me, la cercavate invano, sappiate che è riemersa dal blackout proprio qui su typepad).

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martedì, 18 gennaio 2005

come da manuale

Neve180105se a milano c’è la neve, sono contenta come una biscia (almeno, mi hanno detto che si vede che sono contenta come una biscia). come da manuale faccio le mie tonte foto, e ne metto una qui. è stato l’unico giorno da mesi in cui mi aggiravo senza scarpe pesanti né berretti, però mi sono avvoltolata nella sciarpa turchese che fa sempre una gran scena.

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mercoledì, 12 gennaio 2005

folly

5. a name given to any costly structure considered to have shown folly in the builder (but cf. F. folie, ‘delight’, ‘favourite abode’.) 1654
[OUD Illustrated, 1970]
è da un po’ che mi chiedo come mai in italiano non ci sia un bell’equivalente. voglio dire, servirebbe.

follies and monuments in britain (via ramage).

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domenica, 09 gennaio 2005

domenica scorsa è stata meglio di questa

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0201055   0201056   0201057

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martedì, 04 gennaio 2005

filastrocche come vengono

se un bel giorno un signore di Pigra
si opponesse ad andare in montagna
per gli amici sarebbe una lagna
quell'onesto signore di Pigra.*

* appartato borgo della val d'Intelvi.

Emerso da rose verso le 10:19 |